436 65. Pellegrinando per diverse e vaste regioni
ad annunciare il Regno dei Cieli, Francesco giunse un giorno
nella città di Toscanella. Qui, mentre, secondo il
solito, spargeva il seme della salvezza, un cavaliere del
luogo gli offrì ospitalità nella sua casa. Il
figlioletto di lui, l'unico che aveva, era zoppo e tanto gracile
da dover restare ancora nella culla, pur avendo oltrepassato
l'età dell'allattamento. Vedendo quell'uomo di Dio
così ripieno di santità, il cavaliere si gettò
ai piedi di lui e umilmente gli chiese che glielo guarisse.
Il Santo si riteneva del tutto indegno e incapace di una simile
grazia e a lungo si rifiutò; ma poi, vinto dalle insistenti
implorazioni di quel poveretto, acconsentì. Dopo aver
pregato, stese le mani sul fanciullo, lo benedisse e lo invitò
a levarsi; quello immediatamente, tra la gioia dei presenti,
nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, balzò
dal suo giaciglio e cominciò a camminare perfettamente
risanato.
437 66. Un analogo prodigio compì
Francesco a Narni, dove rimase vari giorni. Ed ecco come.
Un cittadino di nome Pietro stava a letto da cinque mesi completamente
paralizzato; rimasto con i piedi, le mani e la testa completamente
immobili, riusciva soltanto a muovere la lingua e ad aprire
gli occhi. Avendo saputo che era giunto in città il
servo dell'Altissimo, il povero infermo supplicò il
vescovo del luogo che in nome della misericordia divina si
degnasse mandarglielo, essendo convinto che alla sola vista
del Santo sarebbe guarito. E così avvenne. Appena il
beato Francesco gli fu vicino e tracciò su di lui dal
capo ai piedi un segno di croce, il paralitico ricuperò
piena salute.